Huawei e l’arresto di Meng Wanzhou: tutto quello che c’è da sapere

Chi è Meng Wanzhou?
Meng Wanzhou, 46 anni, ha studiato da commercialista e ha conseguito un master in management alla Huazhong University of Science and Technology. Nel 1993 è entrata a far parte di Huawei, l’azienda fondata 5 anni prima da suo padre. Attualmente è il N.2 del colosso delle telecomunicazioni cinese ricoprendo il ruolo di direttrice finanziaria.

Perché è stata arrestata?
L’arresto, avvenuto il 1 dicembre scorso a Vancouver, in Canada è stato effettuato a seguito di un mandato di cattura emesso dagli Stati Uniti che accusa Huawei di aver violato l’embargo all’Iran. È fatto divieto infatti di esportare tecnologia statunitense in alcuni paesi come Iran, Siria e Corea del Nord, paesi “nemici” degli USA. Probabilmente si tratta del primo arresto del genere, con al centro un executive cinese di questo calibro.

Quali prove ci sono contro Huawei?
La prove di una connessione tra Huawei e la Repubblica Islamica risalgono al 2010 quando il gruppo delle telecomunicazioni di Hong Kong, Skycom Tech si sarebbe offerto a Huawei per tentare di vendere attrezzature per computer Hewlett-Packard al più grande operatore di telefonia mobile iraniano. Ci sarebbe anche un documento di tredici pagine, classificato come “Huawei confidential” a dimostrarlo.
Tra l’altro tra il 2008 e il 2009 faceva parte del consiglio di amministrazione di Skycom Tech la stessa Meng Wanzhoue e anche se nel 2010 non era più tra i vertici del gruppo, una società londinese di intelligence finanziaria, aveva identificato Skycom Tech come “una sussidiaria di Huawei”.

La vera questione: la Cyber sicurezza
Huawei è il secondo produttore di smartphone al mondo dopo Samsung, avendo sorpassato Apple a ma è anche leader mondiale nei sistemi di rete e telecomunicazioni, in particolare negli apparati per far funzionare la nuova rete 5G. Ed è proprio qui il problema: la preoccupazione di molti è che in questi sistemi ci siano spie «dormienti» del governo di Pechino. Le aziende cinesi infatti, anche quelle private, devono rispondere al Partito comunista.
L’allarme sicurezza contro la Cina non è iniziata con Trump: gli Usa hanno smesso di comprare sistemi di telecomunicazione cinesi dal 2012 sotto l’Amministrazione Obama. Ma non solo. Stessi provvedimenti sono stati presi anche da Australia, Nuova Zelanda e Gran Bretagna che hanno deciso di chiudere le porte alla tecnologia Huawei.

E in Italia?
La Casa bianca sta spingendo gli altri stati “amici” a seguire il passo dei paesi anglosassoni e boicottare Huawei, tra questi Giappone, Germania e la stessa Italia. Nel Bel paese Huawei è molto diffusa e non solo con gli smartphone, basti pensare ai circa 13.000 uffici postali che utilizzano proprio la tecnologia Huawei!
Per ora è tutto, aspettiamo i prossimi sviluppi… Alla prossima!

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