Lotta alle Fake News e libertà d’espressione

Sul web sono sempre più frequenti le bufale o fake news, ecco allora cosa ha deciso di fare il social per eccellenza: Facebook.

Il CEO e fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg ha annunciato che nei prossimi mesi cambierà l’algoritmo che regola i contenuti visualizzati dagli utenti nel News Feed (il flusso di informazioni che appaiono sulla nostra pagina Facebook). Una svolta radicale che, secondo Zuckemberg,  comporterà una riduzione della presenza news, video e post da parte di brand (giornali, aziende) dal 5 al 4% mentre favorirà l’evidenza di post personali, di amici e familiari. Cambiata l’infrastruttura rimaneva il tema di come contenere le fake news, sempre più presenti sui social. Argomento rilevante se pensiamo che il 45% degli adulti americani si informa attraverso i social!

Giusto ieri sulla sua pagina personale ha annunciato che saranno gli utenti a scegliere quali sono le fonti più affidabili. E dunque se la pagina Facebook di un giornale debba avere una maggiore frequenza nell’apparire sul NewsFeed rispetto ad altre. Riservare ad un team di poche persone il compito di classificare l’attendibilità dei contenuti si è rivelato quindi un compito troppo oneroso e non privo di responsabilità. Da qui la necessità di contare su un numero più nutrito di giudici e quindi si è rivolto direttamente ai 2 miliardi di utenti Facebook. Per ora il progetto pilota riguarda solo gli Stati Uniti.

In Italia si è andati oltre.

Lo scorso giovedì il Ministro dell’Interno Marco Minniti ha inaugurato, presso il Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, il primo Protocollo operativo per il contrasto alla diffusione delle fake news attraverso il web. In pratica basta collegarsi a questo indirizzo internet per segnalare una possibile notizia falsa e investigatori, tecnici ed esperti della rete faranno il resto.

Tutto bello, ma…

Da parte mia (e buona parte della rete) c’è una grande preoccupazione. Il cosiddetto “red button” del Commissariato di PS sa tanto di regime totalitario. E vi spiego il perché.

Se io scrivessi che hanno arrestato il cantante X per mafia e la notizia fosse inventata allora si tratterebbe di diffamazione e la legge italiana ha già delle norme e procedure apposite.

Ma se invece scrivessi che il politico Pippo ha lavorato male e il suo governo è stata una sciagura, è una fake news? Chi la stabilisce la verità? Si tratta di un’opinione e come tale, a mio avviso, non può esistere una verità di Stato. Esiste solo nelle dittature e nei regimi totalitari.

È per questo motivo che, sebbene l’intento sia buono, il servizio anti fake news appena messo in piedi non ha la mia approvazione.

Internet ha milioni di difetti e problemi ma fin dalla sua nascita ha sempre avuto dalla sua parte il pregio di essere un “mondo libero” e a tal proposito vi saluto con una frase di Sandro Pertini:

“Sii sempre, in ogni circostanza e di fronte a tutti, un uomo libero e pur di esserlo sii pronto a pagare qualsiasi prezzo.”

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